Se per Itaca volgi il tuo viaggio, / fai voti che ti sia lunga la via, / e colma di vicende e conoscenze... (Konstantinos Kavafis)

domenica 27 aprile 2008

Riflessioni su "Opfer" di Rainer Maria Rilke

Nei Neue Gedichte ("Nuove Poesie") di Rainer Maria Rilke, quasi all'inizio della raccolta, si legge un componimento dal titolo Opfer, che in italiano vale "offerta" o "sacrificio". Sono tredici versi.

Opfer
O wie blüht mein Leib aus jader Ader
duftender, seitdem ich dich erkenn;
sieh, ich gehe schlanker und gerader,
und du wartest nur -: wer bist du du denn?

Sieh: ich fühle, wie ich mich entferne,
wie ich Altes, Blatt um Blatt, verlier.
Nur dein Lächeln steht wie ein lauter Sterne
über dir und bald auch über mir.

Alles was durch meine Kinderjahre
namenlos noch und wie Wasser glänzt,
will ich nach dir nennen am Altare,
der entzündet ist von deinen Haare
und mit deinen Brüsten leicht bekränzt.

Offerta
O, come fiorisce il corpo mio più aulente
da ogni vena, da quando io ti conobbi;
ecco, vedi: più agile e diritto io vado,
e tu soltanto aspetti - ma chi sei, dunque?

Ecco, vedi: quando mi allontano percepisco
come io perda, a foglia a foglia, quel che fu una volta.
Ma adesso il tuo sorriso splende più delle stelle
su di te, e anche su di me fra un poco ancora.

Tutto quel che senza nome alcuno dai miei anni
infantili splende ancora come l'acqua,
a te lo dedicherò sull'altare, col tuo nome,
l'altare che avvampa dentro la tua chioma
e ha corona leggera fra i tuoi seni.

Fa pensare ad una sensibilità intessuta di ori e verde di foglie, questo componimento - ma non vi è ancora nulla delle immagini estenuate di Klimt, ad esempio. Non rimane più la suggestione di Dante Gabriel Rossetti, ma nemmeno si può ravvisare il viaggio a ritroso di Des Esseintes - ancora non decade nulla.
Allora questo canto potrebbe essere dedicato all'amicizia? Forse, potremmo pensare ad un ultimo guizzo di Hölderlin rivissuto dal boemo Rilke - eppure viene un ricordo di Musil, di un brano dall'Uomo senza qualità:
"Ulrich non aveva mai potuto soffrire quel piano a coda sempre aperto che digrignava i denti, quell'idolo dal muso schiacciato e dalle gambe corte, quell'incrocio fra un bassotto e un mastino che dominava la vita dei suoi amici e persino i dipinti alle pareti e le linee scarne e affusolate dei mobili d'arte; anche il fatto che non avevano domestica ma soltanto una donna a mezzo servizio per cucinare e scopare rientrava nel quadro. Fuori delle finestre i vigneti salivano con gruppi di vecchi alberi e casette sbilenche verso i turgidi boschi, ma vicino tutto era spoglio, disorganico, isolato e corroso come accade dove le periferie delle grandi città si spingono dentro la campagna. Fra le scabre adiacenze e l'amabile paesaggio lontano, lo strumento tendeva il suo arco; lucido e nero, scagliava fuori di quelle pareti colonne infuocate di dolcezza ed eroismo che, ridotte a impalpabile cenere di suoni, poche centinaia di passi più in là cadevano al suolo senza fra l'altro raggiungere la collina di pinastri, con l'osteria a metà strada del bosco."
Qui la musica del pianoforte vale per gli anni di giovinezza della poesia di Rilke: solo quel che rimane può essere dedicato all'amata sull'altare dell'Amore - e questo ormai è poco, perchè "non giunge" a farsi sentire dalla società (l'osteria). La ragione è che non brilla più come l'acqua, e ha invece accumulato dentro di sé la cenere: è l'amata a far divampare l'altare, non certo il fuoco alimentato dai sacrifici che vi si pongono.
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