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sabato 26 aprile 2008

Educare, Formare, Costruire

Uno dei saggi/conferenza del secondo dopoguerra di Martin Heidegger si intitola "Costruire, abitare, pensare" (l'anno è il 1951) - la tesi è quella che vi sia un rapporto ben più profondo, per l'uomo, che quello di costruire per abitare; quello cioè che le forme usate e prodotte dall'uomo per "abitare" siano anzitutto un riflesso di strutture di pensiero e di adattamento alla vita "sul" mondo e "nel" mondo, quindi dell'Essere-nel-mondo, che è uno dei temi fondanti della filosofia di Heidegger.
Col mio titolo non voglio affatto scimmiottare la terna sapiente del pensatore tedesco, né voglio cercare di proporre chissà quale novità: mi sono sentito stimolato da un metodo di analisi e riflessione che però viene proprio da Heidegger e prima di lui da una lunga e vivace tradizione italiana che fa capo a Giambattista Vico, e conduce poi a Nietzsche e ad un contemporaneo affascinante di Heidegger come Carl Schmidt - quella di riscoprire percorsi di pensiero attraverso la "storia delle parole", che è un connubio di etimologia, storia della lingua e archeologia del pensiero.
Allora, pensando il campo di significati della educazione (scolastica e non), saltano prontamente all'attenzione almeno tre termini.
Educare, che significa alla lettera "condurre fuori" rispetto ad uno spazio già dato - viene dal latino "ex-ducere": è la forma più primitiva (nel senso dell'evoluzione e del tempo dell'azione) del rapporto che lega un maestro ad un discepolo. Si educa qualcuno alle regole di comportamento, a quelle di sopravvivenza come a quelle della scrittura o del calcolo.
Eppure solo su questo si può cercare di formare una persona: si modella il carattere e il corpo con degli esercizi, con delle pratiche, si fortificano i risultati con delle abitudini e si favoriscono già delle tendenze a modellarsi da soli, secondo le proprie curiosità.
Ecco perchè l'ultimo concetto, quello di costruire - come fosse un'architettura - una persona, ha un valido rappresentante nel termine tedesco Bildung, che viene da Bild, l' "immagine". A cercare su un dizionario bilingue si vede la traduzione come "erudizione, cultura", edè una cosa che riguarda appunto il fatto di non essere grezzi - rudi, da cui appunto ex-rudire, e l'italiano erudizione. Ma il non essere grezzi, non appartenere al gregge di chi non si distingue perchè non ha immagine, è proprio il fine che si dovrebbe attendere quando ci si forma e ci si educa.
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