Se per Itaca volgi il tuo viaggio, / fai voti che ti sia lunga la via, / e colma di vicende e conoscenze... (Konstantinos Kavafis)

venerdì 3 luglio 2009

Marc Bloch: Osservare la Storia e Cambiare Casa

Mi ero fermato per confessare a me stesso una stanchezza subdola e una noia soffusa mentre mi preparo spiritualmente a ricambiare fra qualche giorno Heimat, non solo geografica, quando, capitatami sotto gli occhi l'Apologia della Storia, o Il mestiere di storico di Marc Bloch, ho letto nel capitolo 2, intitolato "L'osservazione storica", queste due frasi:

Il passato è, per definizione, un dato non modificabile. Ma la conoscenza del passato è una cosa in fieri, che si trasforma e si perfezione incessantemente.
e
È sempre spiacevole dire: "Non so", "Non posso sapere". Bisogna dirlo solo dopo aver disperatamente, energicamente cercato. Ma ci sono momenti in cui il più imperioso dovere dello studioso è, avendo tentato tutto, arrendersi all'ignoranza e confessarla onestamente.

Mi ha colpito una consonanza, che mi fa ricondurre tutto ad un baricentro da molto tempo stabile e profondo dei miei pensieri: come cioè l'Essere sia Ricordo - esse est memini - e come il Ricordo sia appropriazione dello Spazio.
Uno spazio logico certo, una possibilità strutturale (ho in mente Petitot-Cocorda e la sua Morfogenesi del Senso) ma ovviamente anche uno spazio possibile geografico, dunque topologico nel senso più concreto del termine.
Non viene allora l'ignoranza di cui parla Bloch, anche dal cambiare Casa, Heimat? Non credo si tratti del punto di vista, ma invece del grado di penetrazione differente richiesto allo storico per osservare correttamente fatti vicini così come lontani - Bloch, qualche pagina prima nello stesso capitolo, parla non della differenza di strumenti, quanto proprio della differenza di grado, che rende in tutto simile studiare la Preistoria o il Seicento, per quel che concerne il Metodo.
Ma il metodo è sempre e pur sempre abitudine, consuetudine a muoversi in un certo spazio - dunque anche il cambiare Casa coinvolge il vedere la Storia differentemente, ri-cor-darla in modo diverso: ecco perchè ci si può disperare dopo aver cercato - perché si è perso l'orientamento e non si ha la familiarità coi luoghi di ragionamento e di analisi.
Potrebbe parere molto inglese, come tipo di posizione: non era forse Hume a parlare di abitudine come mezzo supremo di conoscenza e insieme condizione fondante? E sulla sua linea, non si muove anche Russell, che parla appunto di aquaintance?
Ma non è forse il ricordo la misura massima della familiarità con le cose, che sono sempre presenti in noi grazie solamente a questo? Non è forse così con una memoria delle cose che parte già dalla fisiologia, quando ogni attimo ed ogni esperienza imprime un cambiamento alle nostre cellule e da lì ai pensieri? Vivere attraverso i pensieri non è forse ricordare, e i pensieri quindi non sono forse la dimostrazione che si vive per la Morte, che è ricordo in quanto "presenza delle Cose in loro assenza", trasformazione nella Carne di cose che non sono più?
Mi muovo entro una costellazione di pensieri heideggeriana, ma il legame mi pare scoperto, anche con Bloch.

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